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[uncensured]
a cura di Diego Cattaruzza
requisiti: leggerezza e profondità


(perché non mi piacciono certi complimenti)

Introduzione
Partecipando molto assiduamente all'attività della Mailing List di VB-T&T, mi è successo talvolta di risolvere qualcuno dei problemi posti con qualche buon suggerimento.
In occasione di alcune di queste circostanze, mi è successo talvolta che qualcuno di coloro cui ho risposto mi ringrazi pubblicamente profondendosi in elogi sperticati.
Ritenendo di non meritarlo, ne ho sempre provato imbarazzo. Talvolta questo fenomeno si è ripetuto con una certa frequenza, e l'imbarazzo si è accumulato e poi trasformato in fastidio, portandomi a manifestare pubblicamente in Mailing List questo disagio, in toni di protesta piuttosto 'vibrata'.

Una volta, uno dei membri della Mailing List - un certo Omar detto 'ommariuolo' - mi ha preso affettuosamente in giro scrivendo una mail in cui mi copriva di complimenti tutti censurati (tutti gli immaginari epiteti erano sostituiti da '[censured]') per timore delle mie 'reprimende'. Il titolo ha origine da questo episodio.

Ringraziamenti, complimenti e adulazioni
Mi rendo perfettamente conto che nella maggioranza dei casi l'epiteto scelto - Mitico, Guru, Grande, Sommo (addirittura) - stava semplicemente per un 'Grazie, sei stato così bravo da togliermi dagli impicci' espresso in modo più colorito e giovanile, comunque amichevole. Ma nello stesso tempo detesto l'immagine che di me viene a crearsi, a lungo andare.
Mi sta bene di venir ringraziato in privato, perché mi dà naturalmente soddisfazione sapere di aver contribuito ad una soluzione.
Mi sta bene anche qualche complimento 'normale' (bravo).
Non mi sta bene l'esagerazione. Ed ancor meno mi piace ricevere un complimento prima ancora di meritarlo (adulazione allo scopo di spingermi a rispondere per meritarmela).

Immagine e reputazione
Anche se al di là delle intenzioni dei 'laudatori', si vengono così a creare, mio malgrado, un'immagine di me che non corrisponde al vero e un'aspettativa di 'soluzioni' quasi fossi un 'deus ex-machina' dai poteri taumaturgici.
Rendendomi pienamente conto di non corrispondere a tale immagine, finisco per sentirmi io stesso 'insincero', finto, e mi sento a disagio.
Dato che, come è naturale, ci tengo alla mia reputazione, mi sembra di perderla se non riesco ad essere all'altezza dell'immagine di cui sopra, e questo aumenta il mio disagio.
Io mi ritengo soltanto uno che condivide volentieri la propria conoscenza, rendendomi disponibile ad aiutare i colleghi. Tutto qua. Niente più di questo, e mi sembra abbastanza per essere soddisfatto di me stesso.

Modestia e vanità
Non si legga quanto sopra come una professione di modestia.
Io non sono affatto modesto, anzi: non mi vergogno minimamente di essere presuntuoso, dato che ritengo di 'valere' e di 'presumere' nulla di più che quello che sono.
Sono già abbastanza vanitoso per conto mio (nel senso che mi faccio già abbastanza complimenti da solo, magari per ragioni di insicurezza o per naturale auto-compiacimento, fate voi l'analisi se vi piace una pseudo-scienza come la psicologia) per aver bisogno di complimenti da parte di altri, specialmente se esagerati.

Gratificazione e adulazione
Di conseguenza, mi basta 'sapere' di essere stato utile, di aver risolto (o aiutato a risolvere) un problema. Questo è sufficiente per gratificarmi. E mi basta (preferisco) che questo 'attestato' mi venga rivolto in privato, non pubblicamente sulla Mailing List.
Qualsiasi complimento più o meno sperticato rivoltomi in ML è per me una sgradevole adulazione.

Conclusione
Spero di aver chiarito la mia idiosincrasia a certi epiteti e di vederla rispettata.

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contributi, suggerimenti all'autore: Diego Cattaruzza
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