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Pensando pensando

Quell'episodio strano a Lorenzago

- Ma sei scemo?
- No, perché? Se il Walter scrive dell'alba, perché non posso scrivere io di Lorenzago?

- Ma ti vuoi mettere a paragone col Veltroni?
- Ma no! Che c'entra? La sua reputazione vale quanto la mia. Non credo che questa mia cosa possa nuocere alla stima che mi son guadagnato finora, come vai dicendo.
- Sì sì, certo, come no? Solo che il Walter ha scritto un'opera di fantasia, e ci sta guadagando pure un fracco di soldi, mentre tu vuoi spacciare 'la tua cosa' per esperienza vissuta!
- Io non 'spaccio' proprio alcunché! E' tutto vero!
- Sì sì, certo, come no?
- E poi non lo fo per soldi, ci mancherebbe, sai che mi va di partecipare agli altri le mie esperienze. Son vanitoso....
- Senti, fai come ti pare, ma poi non dire che non te l'avevo detto!
- Oooooohhh... diamine! Ecché... adesso non posso nemmeno 'esprimermi'?

Insomma, starei per farla grossa, a raccontare 'sto fatto. Fate finta che io vi racconti una favoletta. Poi, se volete ridere di me, pazienza: non sarete i primi, né gli ultimi. La mia faccia è questa, tosta quanto basta.

Era l'estate del '76, in tempo di ferie (all'epoca lavoravo a Milano per cercare di raggranellare quanto serviva a pagarmi la scuola privata che stavo frequentando 'fuori corso').

Stavo prolungando la mia permanenza a Lorenzago, dopo che mia sorella e mio nipote erano tornati a Trieste.

Rimasto solo, mi stavo annoiando un po', seduto ad un tavolino all'apertodella pensione dove alloggiavo.
Ad un certo punto, ho sentito una specie di richiamo, ho proprio avuto la nettissima sensazione che qualcuno mi chiamasse, ma 'dentro'.

Non sentivo alcun suono (tra l'altro sono pure un po' sordo!), ma 'sapevo' che a chiamarmi era la 'regina dei boschi'.

- Sublime! Non ci voleva altro che avessi le traveggole!

Eppure...
La sensazione era davvero forte. Non potevo proprio restarmene lì, tranquillo tranquillo. Dovevo andare.

Insomma, andai a prendere la mia macchina fotografica (giusto per cercare di convincermi che stavo solo per fare un'escursione artistica) e mi inoltrai nel bosco dietro la pensione.
Ne ho pure fatte, di foto (ne riporto poche, perché con il tempo sono scolorite). L'idea era di trovare quell'effetto per il quale nell'ombra fitta del bosco riescono a penetrare 'lame' di raggi di sole. Magari, sarei stato fortunato anche ad imbattermi in una improvvisa radura dal verde splendente.

Ho trovato qualche 'solito' gruppo di conifere, un ceppo cavo in cui la natura rinasceva, ma non riuscivo ad immaginare da che parte dirigermi per trovare la 'regina dei boschi'.

Mentre continuavo a camminare nel fitto del bosco, mi chiedevo come mi fosse venuto in mente che si chiamasse così, quell'essere, chiunque o qualsiasi cosa fosse, che mi spingeva a proseguire la sua ricerca. Cioè, cosa mi stava capitando? Perché, pur non sapendo affatto dove dirigermi, avevo la sensazine di stare andando proprio diritto verso la mia meta, anche facendo ogni tanto dei giri per superare qualche roccia affiorante dal terreno.

Ad un certo punto, me la sono trovata davanti, bianca e maestosa. Eccola!

E adesso? Che avrei dovuto fare? Perché ero lì? Perché io? Qual era il messaggio?

Me ne stavo lì, muto e, francamente, un po' impressionato (anzi: decisamente tremebondo!), ma anche estasiato da quella visione. Guardandola con l'occhio della ragione, doveva essere semplicemente un abete 'morto in piedi', magari per un fulmine o chissà, per qualche malattia. Eppure, così bianca, così sola, così bella... non poteva essere che la 'regina dei boschi'!

Ok. Ero convinto di trovarmi davanti all'oggetto della ricerca che 'lei' mi aveva imposto.
Ma che voleva da me? Una foto? Ma che gliene poteva fregare... Doveva esserci qualcosa d'altro, ma cosa?

Mentre la stavo fotografando una seconda volta, cercando di 'definire' con l'esposizione dell'obiettivo la parte superiore che si perdeva nel cielo, avvertii con la coda dell'occhio un movimento a livello del terreno, dietro la 'regina'.

C'era qualcuno! Per un breve istante, l'ho visto, e non credevo ai miei occhi nemmeno in quel preciso momento. Eppure, in tutti questi anni, non ho mai dimenticato quell'immagine.

Un essere piccolo (mi sarebbe arrivato, sì e no, a malapena al ginocchio), vestito di verde (forse di fustagno, comunque un tessuto dall'apparenza ruvida), magro, una barba chiara come i capelli lunghi e arruffati, sotto un cappello di stoffa. Soprattutto, rimasi colpito dalla sua espressione furba: gli occhi sembravano prendermi in giro, e il dito sottile sulla bocca mi ingiungeva di tacere.

E chi avrebbe mai osato proferire verbo! Ero proprio attonito. Stavo appena cominciando a ripigliarmi, a farmi coraggio e a dirmi di provare a parlarci, quando sparì dietro la 'regina'.

Con cautela, girai attorno alla base, ma non lo rividi più, né là dietro, né attorno.

Dentro di me, il cuore era in tumulto, la mente cercava di 'razionalizzare' il fenomeno cui avevo assistito, ma non c'era alcuna spiegazione logica che rinnegasse l'esistenza di quel..., come avrei potuto chiamarlo? gnomo? elfo?

Me ne tornai alla pensione, alquanto sconvolto.
In seguito, ho fatto delle ricerche sui miti e le leggende attorno agli esseri dei boschi, leggendo tante baggianate che ho rapidamente rifiutato e dimenticato, ma non ho trovato alcunché di risolutivo sullo gnomo (ho scelto di chiamarlo così, è il 'mio luogo comune' che più aderisce alla sua immagine, anche se nella mitologia classica gli gnomi sono tozzi e grassottelli).

Quell'essere era 'vero' e 'vivo' e 'buono'. E' stato un gran peccato non riuscire a comunicare con lui.

Tutt'oggi, quando ci ripenso, mi chiedo ancora cosa volessero da me, la 'regina dei boschi' e lo gnomo. Quale fosse il messaggio che avrei dovuto ricevere, se non avessi, evidentemente, fatto qualche sbaglio.

Ogni tanto sono tornato, a Lorenzago, e sono andato a trovare la 'regina dei boschi', ma era soltanto un albero morto, ormai, e non mi ha chiamato più.
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Trieste, 6 gennaio 2007

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contributi, suggerimenti all'autore: Diego Cattaruzza