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Pensando pensando

Riconoscenza


All'inizio del 2003 è morto Giorgio Gaber.
Per me, non è stato semplicemente un cantante tra i più simpatici, un cantautore tra i più felici e fecondi, un artista tra i più originali che, con la sua canzone-teatro, o col suo teatro-canzone, ha saputo, assieme a Luporini, innovare ed incidere nella cultura del nostro tempo.
Per me è stato, magari anche casualmente, come succede in tutte le combinazioni fortunate, un maestro di pensiero.
In un momento particolarmente critico della mia formazione, ero alquanto confuso: non riuscivo a dar forma alle mie aspirazioni, alle mie filosofie, alle mie idee.
Sentivo di sapere quello che volevo, ma non riuscivo a formulare il pensiero che lo giustificasse, che lo definisse compiutamente.
Per me era importante (lo è sempre stato) motivare razionalmente le mie scelte, le mie sensazioni e quindi ero in crisi per il fatto che non sapevo esprimere una coerente impostazione di pensiero.

In un negozio di dischi che frequentavo negli anni sessanta c'era una cabina per pre-ascoltare i dischi che si stava per acquistare (allora non c'era tutta l'organizzazione di oggi), ed io stavo aspettando il mio turno.
Quello prima di me stava finendo di ascoltare un long playing. In quell'ultima canzone avvertii un certo calore che attirò e catturò la mia attenzione. Nel ritornello distinsi chiaramente (tenete presente che sono leggermente sordo) la frase

"Libertà è partecipazione".

Questa frase, quasi uno slogan, calzava perfettamente la mia 'idea fondante', la fotografava, nella sua concisione.
Potevo liberarsi dal mio egoismo, potevo superarne le barriere, se cercavo di rendermi partecipe dell'altro (nei limiti in cui l'altro me lo concedeva), se cercavo di rendere l'altro partecipe di me (nei limiti in cui l'altro era disposto ad accogliermi).
Acquistai il disco (era "Il signor G"), e da lì cominciò il nuovo corso delle mie riflessioni.
Quella frase provocò la mia catarsi.
E' molto probabile che Gaber e Luporini pensassero a tutt'altra filosofia quando composero quella canzone, ma è altrettanto sicuro che la mia formazione sarebbe stata del tutto diversa, se non avessi fatto quell'incontro.

Da allora, ho sempre seguito le successive produzioni della coppia, anche se ho perso, purtroppo, qualcuna delle loro rappresentazioni teatrali. Mi hanno sempre dato l'occasione di coltivarmi, di rimettermi in discussione, magari per riconfermare le mie scelte di vita, comunque di crescere.

Ecco: volevo esprimere riconoscenza ad un artista che non mi ha dato solo "La ballata del Cerutti", "La Torpedo blu", il "Trani a go-go" e tante canzonette simpatiche e divertenti, ma anche, e soprattutto, "La libertà", "Lo shampoo", "L'elastico" (cito del tutto a memoria, non mi interessa la precisione dei titoli, in questo triste momento).

Grazie, G.

Trieste, 8 Gennaio, 2003

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