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Pensando pensando

Uno, una volta e poi sempre
(Libertà è partecipazione)

Gigi cerca di rendere meno abitudinaria la propria vita rendendo più intense le proprie abitudini. Ogni mattina si reca al bar, sorbe il caffè, scambia qualche frase banale con qualche avventore, fa con accanimento la solita partita a flipper, prima arrabbiandosi e poi alzando le spalle; poi a comperare il pane ed il giornale, leggendo il quale si siede ad un tavolino, occhieggiando di stralcio le ragazze che passano recandosi alle magistrali lì vicino.
Egli è senza ragazza; aveva già avuto una relazione che lo aveva lasciato amaro (flashback: lui e lei in macchina, dopo una festa dove lei si era stretta molto a lui nel ballo, e lei si lascia svestire, toccare, baciare; ppoi, ad un'altra festa poco dopo, mostra un distacco completo, uccidendo ogni speranza di Gigi).
Gigi si alza di scatto e fa una passeggiata in città, sostando davanti a qualche vetrina e facendo un giro nel supermercato. Poi ritorna nella sua mansarda grande e spaziosa come un attico, con un angolo tutto a vetrate, posta in posizione panoramica, arredata lussuosamente, nel disordine tipico di uno scapolo. Gigi consuma un pasto silenzionso, leggendo un libro, la musica di un disco nel sottofondo gli tiene compagnia; poi si siede nella sua poltrona e svolge il solito rito della pipa.
E si sorprende a fantasticare: immagina se stesso sposato ad una bella moglie che gli fa da mangiare e non scambia una parola con lui che non sa cosa dire.
Poi Gigi va nel suo studio da designer a disegnare; i suoi progetti sono tutti di oggetti cupi, pesanti. La sua giornata continua al club scacchistico, con le solite vittorie e sconfitte, i soliti sfottò, le chiacchiere lamentose dei pensionati.
Poi torna a casa, a fare una cena-spuntino di fronte al televisore; la noia sta per fargli spegnere l'apparecchio quando due battute del dialogo lo fermano:

"Io amo la gente"
"Ma troppa gente non è come si deve"
(dal dramma "Uno sguardo dal ponte" di Arthur Miller)

Gigi spegne il televisore e rimane a pensarci a letto.
Il mattino dopo lo vede negli uffici dell'industria d'arredamento per cui lavora; i suoi rapporti di lavoro sono del tutto impersonali. Gigi gode e si soddisfa nel creare, nell'isolamento della sua casa; i soldi ed il prestigio ottenuti gli servono soprattutto per comprearsi le cose che desidera per sé e per la casa; ha una specie di religione delle 'sue' cose, del 'suo' ambiente. Nei corridoi incontra un'impiegata, la invita a cena e le fissa un appuntamento.
A cena stanno entrambi chiusi in un mutismo imbarazzante, interrotto ogni tanto da qualche frase banale; l'impaccio di Gigi cresce con il suo desiderio; alla fine rinuncia ai suoi propositi di seduzione e l'accompagna a casa delusa. Poi gira per la città, furente; raccoglie una prostituta, la porta a casa, lei si spoglia, Gigi ci ripensa e la manda via, lei protesta, lui la paga lo stesso e lei se ne va.
L'indomani sera, ad un dibattito di Cineforum, ascolta una discussione che lo lascia vuoto ed indifferente.
La sera dopo passa una delle solite serate frivole da un amico intellettualoide sinistroide; nell'ambiente 'bene' le coppie si formano e lui rimane solo e ascolta i dischi.
In un momento di pausa viene inserito il disco "Libertà" di Giorgio Gaber.
Al mattino dopo Gigi si fa la barba canticchiando il ritornello di quella canzone. Si ferma con la barba rasata solo a metà; telefona per avvisare che se ne va; parte con l'aereo per la Sardegna, noleggia un'automobile e fa passeggiate solitarie in riva al mare ed escursioni solitarie nella brulla Barbagia.
E ripensa a quello che è, perché lo è, che cosa vuole veramente, che cosa ha realmente fatto per ottenerlo.
Egli è solo un individuo, uno dei tanti, non una persona; perché è originale nella sua individualità ma non ha una sua vera personalità; e vuole diventare una persona che vive la sua vita sapendo di viverla per sua scelta continua, non condizionato dalla massa e dalla società in cui si trova prigioniero. E riecheggiando il ritornello della canzone pensa che "vuole essere libero, libero come un uomo, e libertà è partecipazione": in fondo è semplice: ama il prossimo tuo come te stesso.
Torna a casa trasformato, entusiasta della sua speranza e ricomincia a vivere, ma in modo diverso.
Cambia completamente atteggiamento: prende il solito caffé nel solito bar, ma invita gli altri a gustarlo, a non berlo in fretta; le frasi che scambia con gli avventori non sono più banali, perché il tono offre e chiede partecipazione; esulta e s'arrabbia assieme agli altri nella partita a flipper; diventa molto più cordiale col panettiere e col giornalaio.
Comincia a scoprire la gente da un altro punto di vista: capisce che tutti soffrono del suo stesso patema d'animo: l'alienazione, la solitudine, l'incomunicabilità, il desiderio di avere qualcuno con cui consentire.
Seduto in poltrona a fumare la pipa, pensa a come comunicare agli altri questa scoperta che l'ha trasformato: "libertà è partecipazione".
Nello studio disegna oggetti allegri, riposanti.
Al club scacchistico cerca di essere il più comprensivo possibile coi pensionati, cercando di far vedere loro come possono essere più sereni 'sentendo' di più le piccole cose della vita, non lamentandosi soltanto, ma assaporando il poco che si ha. Ma i vecchi gli dicono che loro hanno molta più esperienza di lui.
Cerca di far capire ciò che sente anche al Cineforum, ma viene 'intellettualmente' sbeffeggiato con la solita ironia cinica ostentata dai pseudointellettuali.
Ad un'altra festicciola data da quel suo amico entra nell'argomento mediante un gioco a cui tutti 'partecipano'; tutti sono d'accordo con lui, a parole, ma i fatti, subito dopo, smascherano la loro ipocrisia: sono più alienati di prima: egli è stato solo un momentaneo diversivo alla loro noia.
Torna a casa deluso, e ripensa a quella frase sentita alla televisione:

"Io amo la gente" (e questo lo dicono tutti)
"Ma troppa gente non è come si deve" (e questo lo dicono pochi)

Ma non è vero che troppa gente non è come si deve: ha soltanto paura di essere menata per il naso.
Ma Gigi non si scoraggia:
"Adesso sono uno, una persona, l'ho capito una volta, lo farò sempre. Qualcuno capirà ed allora saremo insieme. Insieme."

(chiude con i titoli e sottofondo disco "Messaggio" eseguito da Gazzelloni-Lupo).

- secondo premio ad un concorso per soggetti cine-tv - marzo 1974

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